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Alberico Giostra 22 Gennaio 2011
"DI PIETRO UNICA OPPOSIZIONE? SI' MA SOLO IN FATTO DI DECIBEL". INTERVISTA A JEAN LEONARD TOUADI.
SECONDO IL DEPUTATO DEL PD ELETTO NELLE LISTE DELL'IDV, LA SCELTA DI DI PIETRO DI RIMANGIARSI LA PROMESSA DI COSTITUIRE GRUPPI PARLAMENTARI UNICI CON IL PD FU INCOMPRENSIBILE.
Il parlamentare di colore tuttavia, da buon veltroniano, nonostante i reiterati attacchi al Pd di Di Pietro, o forse proprio per questo, mantiene sull'ex pm un giudizio sostanzialmente positivo e pensa che il leader dell'Idv sia stato un buon ministro nel governo Prodi. Secondo Touadì infatti che Tonino abbia attaccato il professore più della sinistra radicale è un aspetto secondario perchè quello che conta è che l'Idv converge con il Pd sul programma.
Nel 2008 lei è uscito dal gruppo dell'Idv dopo appena un mese l'elezione a Montecitorio. Perchè? 
Sono entrato nelle liste dell'Idv in seguito all'accordo tra il Pd e Di Pietro come indipendente del Pd e in vista della formazione del gruppo unico tra i due partiti. Quando il gruppo unico non si è più fatto sono tornato nel gruppo del Pd. 
Come ha giudicato la decisione di Di Pietro di non tenere fede alla promessa fatta a Veltroni di costituire un gruppo unico? 
Si trattò di una decisione incomprensibile. Di Pietro si spiegò dicendo che era meglio separarsi per fare meglio l'opposizione contro il governo, ognuno con la propria differenziazione. E' una decisione dal suo punto di vista comprensibile, ma dal mio, in quel periodo io lavoravo con Walter Veltroni, è stata una decisione difficile.
La vera ragione di quella scelta non potrebbe essere più banalmente economica, nel senso che con un proprio gruppo Di Pietro avrebbe ricevuto più finanziamenti? 
Preferisco sempre attribuire intenzioni nobili alle scelte politiche. 
Di Pietro dopo la rottura dell'intesa sul gruppo parlamentare e nonostante parlasse di opposizione unica ha cominciato subito ad attaccare duramente il Pd. Nel luglio del 2008 la manifestazione di Piazza Navona fu tanto contro Berlusconi quanto contro il Pd e Napolitano, l'ex pm ha poi parlato del Pd come di un partito "contagiato dal berlusconismo", "in decomposizione", l'ha attaccato persino quando si è astenuto sul federalismo fiscale perchè secondo Di Pietro doveva votare a favore come l'Idv. Come ha giudicato questo stillicidio di critiche? 
All'interno di una coalizione è normale che ci sia una leale concorrenza, dopodichè una coalizione funziona quando non si passa il tempo a cannibalizzarsi vicendevolmente. L'Idv ha il compito di intercettare un certo tipo di elettorato sensibile a certi temi precisi come quello della legalità, che sono il core business del partito di Di Pietro, allo scopo di essere complementare al Pd e non concorrenziale. 
Il problema è che Di Pietro mi pare voglia essere più concorrenziale che complementare al Pd. L'Idv ruba parecchi voti al Pd, è un alleato difficile.  
Io credo che il partito possa e debba utilizzare questo incalzare dell'Idv come opportunità per assorbire al suo interno i temi tipici della propaganda dipietrista. 
Di Pietro sostiene da tempo, in questo sostenuto da un giornale a lui molto vicino, "Il Fatto quotidiano", che l'Idv è l'unica opposizione e che questo è visibile soprattutto in parlamento dove l'Idv si è distinto nella lotta al governo Berlusconi assai di più del Pd. E' davvero così? 
Si tratta di un giudizio assai ingeneroso e non corrispondente ai numeri e ai fatti. I risultati ottenuti dall'opposizione lo sono stati solo grazie alla forza degli oltre 200 deputati del Pd rivelatisi determinanti in alcuni passaggi delicati della vita parlamentare. E poi mi chiedo: da che cosa si vede se un partito fa opposizione? Dalla quantità di decibel che usa o dalla capacità di coniugare radicalità dei principi e pragmatismo dei comportamenti? 
Lei pensa che il modo di fare opposizione di Di Pietro si affidi molto alla quantità di decibel emessi? 
Con Di Pietro la pensiamo allo stesso modo su molte cose dopodichè c'è la peculiarità del personaggio che lo spinge a trovare certe soluzioni, ma devo dire che conosco dei parlamentari dell'Idv che anche in commissione lavorano bene con noi del Pd. 
In questo momento c'è chi nel Pd guarda con favore ad un'alleanza con l'Udc accantonando quella con l'Idv, anche perchè Casini pone un veto personale su Di Pietro. E D'Alema pensa che in questa prospettiva sia persino possibile coinvolgere Vendola piuttosto che l'ex pm. Lei che ne pensa? 
Io ribalto questa strategia da fermo e convinto sostenitore della vocazione maggioritaria del Pd. Le alleanze si determinano a partire dal profilo programmatico del Pd ed è il Pd che deve lanciare la sfida riformista. Chiunque è all'altezza di questa sfida sta con noi. E questa sfida dobbiamo lanciare a tutti i potenziali alleati compreso l'Idv. Se poi andiamo a guardare, Di Pietro è stato al governo con Prodi ed è stato un buon ministro, questo bisogna dirlo. 
Ma Di Pietro ha attaccato e messo in difficoltà il governo Prodi innumerevoli volte, assai più spesso della sinistra radicale. Lo ha fatto con l'indulto, con la commissione d'inchiesta sul G8 di Genova, sullo scioglimento della società Ponte sullo stretto, sulla modifica delle tabelle della Fini-Giovanardi, sulla riforma della giustizia, sull'ordine pubblico, sull'immigrazione...
Al netto della propaganda e della differenziazione concorrenziale all'interno della coalizione, alla prova dei fatti Di Pietro ha vinto la sua sfida di uomo di governo. Secondo me ha governato bene. 
Se tornasse indietro da veltroniano quale è, rifarebbe l'apparentamento con l'Idv grazie al quale il partito di Di Pietro è entrato in parlamento evitando la tagliola del voto utile che ha colpito la sinistra? 
Sì lo rifarei ma sulla base di un accordo molto stringato e cogente sul programma stabilendo che cosa deve essere prevalente nella sfida riformista e quali contenuti debbono essere privilegiati.  





 













Alberico Giostra

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