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Alberico Giostra 04 Giugno 2010
DI PIETRO INDAGATO DALLA PROCURA DI ROMA. NEL MIRINO DEI MAGISTRATI LA GESTIONE DEI RIMBORSI ELETTORALI.
L'INCHIESTA NASCE DA UN'INIZIATIVA DELLA PROCURA DELLA CORTE DEI CONTI.
A indagare sul leader dell'Idv una squadra di tre fiamme gialle, il pm titolare è Attilio Pisani. Il punto di partenza delle indagini è la questione dei rimborsi elettorali, ricevuti non dal partito ma dall'associazione a tre. Secondo Di Pietro i due soggetti coincidono ma secondo il Tribunale Civile di Roma non è così. E per legge solo i partiti possono percepire i rimborsi.

L'avvocato Francesco Paola è molto esplicito: "in questo momento la nostra prima preoccupazione è che gli inquirenti siano messi in condizione di lavorare senza interferenze, perchè l'oggetto in questione, la gestione dei fondi pubblici da parte dei partiti è di primaria importanza per la tenuta della vita democratica". All'origine dell'inchiesta della Procura della Repubblica di Roma, c'è una denuncia alla Corte dei Conti, che ha girato il tutto a quella penale, ravvisando indizi di reato, inoltrata proprio dai legali dell'Associazione "Il Cantiere", fondata da Elio Veltri e Achille Occhetto e che nel 2004 strinse un patto elettorale con l'Idv per le elezioni europee. La lista vide eletti a Strasburgo due parlamentari, uno dei quali del "Cantiere", Giulietto Chiesa, ma Di Pietro si è sempre rifiutato di dare all'associazione la parte dei rimborsi elettorali che gli spettava, circa un milione e mezzo di euro. Da qui una serie di iniziative giudiziarie l'ultima delle quali adesso approda in Procura a Roma. Secondo Paola gli aspetti da tenere fermi in questa delicata vicenda sono diversi ma il punto nodale è uno: "il fiume di denaro pubblico in teoria destinato esclusivamente al partito Italia dei Valori è stato gestito da un'associazione a tre, Di Pietro-Mura-Mazzoleni, senza alcun esame e controllo effettivo delle strutture di partito"? Il legale del "Cantiere" rivolge in questo senso un'altra domanda ai parlamentari e dirigenti dell'Idv: "chi di voi ha mai avuto modo di approvare un rendiconto del partito?". Secondo Paola infatti risulta che nessun organismo interno del partito abbia mai potuto prendere visione e licenziare i bilanci con le entrate e le uscite adeguatamente illustrate. E cita il caso del bilancio del 2005 che reca in calce per l'approvazione la firma del solo Antonio Di Pietro. Perchè il punto giuridicamente dirimente è proprio la natura dell'associazione privata, alla quale per statuto spettava il controllo dei bilanci e alla quale si poteva  accedere solo tramite atto notarile, ovvero con il consenso dei soci, ovvero di Di Pietro stesso, di sua moglie e di Silvana Mura, la tesoriera del partito, nominata sempre per statuto dal presidente stesso. Secondo il "Cantiere" questa associazione si è sostituita al partito, il solo soggetto legittimato a farlo, nella riscossione dei rimborsi elettorali, tanto è vero che il partito IdV è sempre stato privo di codice fiscale ed è quindi l'associazione a tre che avrebbe percepito i rimborsi al posto del partito. Fino a quando nel dicembre del 2009 l'ufficio di presidenza ha deliberato che il codice fiscale dell'associazione diventava quello del partito. Da qui l'esposto presentato dal "Cantiere" alla Corte dei Conti. Di Pietro aveva sempre sostenuto che i due soggetti fossero la stessa cosa, ma il tribunale civile di Roma, il 23 luglio 2008, in un giudizio apertosi in seguito ad un esposto ancora del "Cantiere", nel quale l'associazione a tre si era costituita affermando di essere il partito, ha invece dichiarato quest'ultimo contumace, evidenziando espressamente che l'associazione a tre è un soggetto diverso dal partito.  Un'ordinanza che secondo il "Cantiere", avrebbe spinto Di Pietro a tentare di correre ai ripari, tanto che nel gennaio 2009, annunciandolo su "Libero", l'ex eroe di mani pulite modificava lo statuto da un notaio di Bergamo, introducendo il controllo da parte dell'Ufficio di Presidenza dei bilanci del partito e affidando a questo soggetto la nomina del tesoriere. Poi, però, nel dicembre dello stesso anno, Di Pietro si recava da un altro notaio a Roma e cambiava di nuovo lo statuto (sollevando le proteste di Antonio Borghesi) e riassegnando ancora al Presidente, cioè a sè stesso, la nomina del tesoriere. Una decisione che conferma la resistenza che l'ex eroe di mani pulite oppone alla trasformazione dell'Italia dei valori da partito personale e patrimoniale a soggetto pienamente democratico e trasparente.  







Alberico Giostra

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Commenti
Livio 2010-06-11 17:43:44

NICCOLÒ, MI ASSOCIO AL TUO PENSIERO. SE PENSO ALLA “CRICCA” E CHE SE NON ERANO PER LE INTERCETTAZIONI NON AVREMMO MAI SAPUTO NULLA. SE POI VADO ALLE RISATE CHE PISCICELLI SI È FATTO AL TELEFONO ASSIEME AD UN SUO PARI NELLA NOTTE STESSA IN CUI LA GENTE MORIVA SOTTO LE MACERIE DI CASE COSTRUITE DA CORROTTI COME LORO, IO SOLO PER QUELLE RISATE GLI DAREI L’ERGASTOLO. LO SO CHE SONO ESAGERATO, MA CERTE COSE NON SI POSSONO SOPPORTARE, ALTRO CHE, FARE E PRENDERSELA CON DI PIETRO, A TAL PROPOSITO MI VIENE SPONTANEO RICORDARE UNA FRASE DI UN PERSONAGGIO NOTO "VOI CONDANNATE IL PESO DELLA PULCE QUANDO AVETE A CHE FARE CON UN ELEFANTE".

Niccolò 2010-06-11 17:19:56

Io credo che a Di Pietro la burocrazia delle scartoffie lo mettano spesso in difficoltà e gli avversari che lo temono, che sono tanti, siano subito pronti ad approfittarne. Penso anche, che da parte sua, fare il politico in un mondo dove gli intrallazzi e i falsi amici fedeli sono all’ordine del giorno e dove i tradimenti politici non sembrano essere una vergogna dove c’è da guadagnarci in posizioni e poltrone importanti. Queste sono per Di Pietro tutte cose arabe, lui è lontano da questo mondo pur sapendo che esistono. Ecco perché spesso lo incastrano, se ne fa grande pubblicità sui giornali per metterlo sullo stesso livello di quelli che lui accusa e poi quando dal giudice tutto viene chiarito e lui riceve il risarcimento per i danni morali, non si scrive nulla o poco, che passa inosservato a tutti e lui rimane sporcato. Questa è una magnifica tattica di chi sappiamo sa fare la classica politica sporca, cioè la fanno tutti in tutto il mondo. Lo si vede dai film che parlano di politica e di spionaggio, ormai le tecniche per distruggere un personaggio sono vecchie e consumate. Certo se gli danno i soldi per i danni morali lui li investe avendo figli da sistemare è normale che lo fa in quello in cui crede essere un buon investimento come il mattone. Ma mentre a lui possono attingere a falsi-reati che non hanno un così grave peso che poi sistematicamente lui chiarisce davanti ai giudici e viene scagionato, quelli che lui accusa invece hanno commesso reati gravissimi dove ci sono prove e testimonianze ed intercettazioni. La differenza è enorme e vale la pena puntualizzarlo.
Io non mi attaccherei tanto a Di Pietro di fronte a quello che stiamo vivendo. Lui non è un pericolo per la nostra democrazia e la vostra come giornalisti, io cercherei di aiutare a sapere ciò che ci può sottrarre da un impoverimento dell’informazione che già ha fatto i suoi danni e questo governo ne è la prova. Cerchi lo sporco dove sono veramente sporchi e non l’ago nel pagliaio dove non c’è neanche il pagliaio.

Francesco Pagano 2010-06-07 11:17:11

A me, quel cialtrone di gionalista di nome Giostra, ha doto del mercenario senza conoscermi, a me ke faccio il volontario della politica nell'IdV dal tempo dell'Asinello disneyano! Se questi sono i suoi scoop giornalistici... giudicate voi.

libero masaniello 2010-06-06 10:21:21

Ma come farebbe, se non usasse anche i soldi del finanziamento pubblico al partito per affari personali, ad intestare nel 2008 alla figlia Anna ed al figlio Antonio Giuseppe un appartamento ciascuno a Milano. Notare che il figlio non ha ancora 20 anni, e la figlia 23, non credo che abbiano già redditi propri per comprarsi in pochi anni le case di cui risultano proprietari. Io, nonostante siano ormai 40 anni che lavoro, non sono ancora riuscito ad accumulare soldi per comprere casa ai miei due figli, mentre Di Pietro, in pochi anni da quando ha fondato IDV, ci è già riuscito, e non solo in questo; nel 2007 ha avviato la ristrutturazione di un altro immobile a Montenero di Bisaccia, nel 2006 ha acquistato a Bergamo un appartamento di 9 vani, nel 2005 la moglie ha acquistato a Roma un appartamento ed un ufficio in Via del Pradello n° 27, mentre nel 2002 (28 marzo) aveva già acquistato a Bergamo in Via dei Partigiani n° 4 (palazzo Liberty in centro città) un altro appartamento con annessa autorimessa, nello stesso stabile dove (nella stessa giornata e presso lo stesso notaio) i figli Anna e Antonio acquistavano un appartamento ciascuno.
La AN.TO.CRI. Srl CON UNICO SOCIO (Antonio Di Pietro) nel 2004 ha acquistato in Milano un ufficio di9 vani, oltre a 2 autorimesse e 2 cantine.
E via andare. Di questo passo con il finanziamento del partito di IDV , molto presto riuscirà ad avere, lui e la sua famiglia, un patrimonio immobiliare non molto inferiore a quello di Berlusconi, di cui fondamentalmente è "invidioso".
L’associazione Italia dei Valori conta solo tre soli soci: il presidente è Di Pietro, poi ci sono sua moglie, Susanna Mazzoleni, e infine la tesoriera Silvana Mura. Nel 2009, all’Idv spettavano 11 milioni di euro come rimborso.
Meditate gente, meditate!!!!
Spero che la procura indaghi bene, e a fondo!!!!

lino primucci 2010-06-05 10:48:36

..facciamoci una domanda: se il partito si dovesse sciogliere dove finirebbero di milioni di euri attualmente in cassa dell' associazione ? ed ancora: è stata tutta una manovra per arrivare a gestire denaro pubblico e renderlo provato ?
Io sono strato epurato per aver sostenuto tempo fà ciò che appare nell' articolo ed ora sono praticamente in caisa con IDV.
Cordialmente.

cazzi miei 2010-06-05 09:42:30

palle,dovete smenmtire deficenti

Giorgio Salpisano 2010-06-04 22:29:34

Urca! Mi sembra uno scoop!

 

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